Pic de Ceuse

di Lodovico Marchisio

Una zona così caratteristica e selvaggia è davvero difficile trovarla sulle nostre Alpi. Un’interminabile barriera rocciosa fatta a ferro di cavallo lunga più di 8 Km. con una quantità impressionante di vie di roccia attrezzate addirittura con i rinvii. Nel punto più basso della lunga falesia avevano creato una via ferrata alta una sessantina di metri che è attualmente (20 giugno 2009) disattivata. Non  mi sono perso d’animo, in quanto ho deciso di esplorare comunque la zona e salire sul punto più alto della falesia (Pic de Cèüse  2016 m). 

 

Ma anche i sentieri sono abbandonati al loro triste destino, infatti l’avventura che comporta questa falesia, dalle fattezze primitive con lunghi avvicinamenti non è da sottovalutare. L’ambiente è altamente remunerativo e straordinario.

 

a)      Salita in vetta per Le Pas du Loup. Un sentiero che indica l’accesso diretto alla falesia in un bosco ripido ma molto folto conduce in circa 1,30 h alla prima digressione verso destra che indica il Pas du Loup. La Via ferrata inagibile è segnata poco più a sinistra in direzione del sentiero della Cascade ma con direzione opposta. Per incontrarla bisogna mirare in alto verso la base della falesia, lasciando il sentiero del Pas du Loup, nel punto ove questo fa un’ansa e dove la roccia è meno alta. La via però (20 giugno 2009) è stata disattivata, sono stati rotti i primi gradini, lasciata una fune precaria in corda, tolto il cavo e quindi inagibile. Quel che è grave è che all’inizio del sentiero non vi è alcuna segnalazione di tale interruzione e chi si sobbarcasse le quasi 2 h per raggiungerla resta con un pugno di mosche in mano. Senza perdermi di coraggio percorro tutta la base della falesia con sali scendi in alcuni punti chiusi da reticolato per proteggere la nidificazione di molte specie di uccelli. Dopo 45 minuti circa di traversata si incontra un cavo che nel punto più vulnerabile conduce sopra la falesia. Fare però attenzione che il percorso è esposto, non sempre protetto e segnalato (segno giallo- verde sbiadito) e conduce sul pianoro. Il cerchio quasi perfetto della lunga fascia rocciosa s’interrompe come d’incanto e un facile sentiero che costeggia gli strapiombi conduce sul punto più elevato della vastissima falesia ove vi è una croce artigianale come tutto il tracciato. Ridicolo uno skilift che d’inverno risale la falda erbosa della montagna da questo lato.

 

b)      Discesa: (per la Cascade): Continuando a percorrere la cresta e superando anche la seconda sommità più bassa contrassegnata da un ometto, si scende nel punto in cui esce la ferrata inagibile (60 m. di altezza per la cronaca). Poi le pareti s’innalzano nuovamente e bisogna percorrere un lungo aggiramento fino a notare un secondo ruscello. Qui un sentiero mal tracciato con segni sbiaditi, invaso dalla vegetazione scende dove la falesia è più vulnerabile e disarrampicando su alcuni risalti si arriva sotto una bella cascata dove si trova una rudimentale freccia in legno. Finalmente ci si ricongiunge (si fa per dire) ad un nuovo sentiero che con ampie giravolte porta ad una strada forestale che in piano riporta al Col du Guerins (3 h dalla vetta). Quello che fa più specie è che le falesie sono tutte attrezzate con rinvii già piazzati addirittura su alcune vie, ma dal lato escursionistico è tutta un’avventura.

 

Per raggiungere la Montagne de Cèüse, da Briançon occorre scendere in direzione di Gap, superando la diga del lago di Serre Ponçon fino ad Embrun, Neuve, Tallard, Sigoyer, Col du Guerins, dove si lascia l’auto ed inizia la serie di sentieri selvaggi che adducono alla Montagne de  Cèüse.