L'avventura dietro l'angolo: Turge de la Suffie
di Daria Fava
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E’ luglio, giovedì 10 per l’esattezza. Siamo partiti all’alba senza una meta ben precisa: l’unica certezza è che si va a scarpinare e che siamo solo noi due. Le cartine sono in auto, ci verrà un’idea per strada. E in effetti scegliamo di andare a curiosare verso la Turge de la Suffie, di cui già in passato abbiamo cercato notizie tra i vari e tanti libri e guide di montagna che abbiamo, ma senza successo.
Percorriamo l’autostrada del Fréjus fino al casello di Oulx e saliamo al Colle del Monginevro, oltrepassiamo Briancon e i suoi forti (circa 107 km da Torino) e imbocchiamo la strada per il Col d’Izoard. La lasciamo all’altezza dell’abitato di Cervières (12 km da Briancon), valicando il ponte sulla Cerveyrette alla nostra sinistra (senso di marcia, cartello indicatore per Les Fonts), e percorriamo la carrozzabile a fondo discreto, un po’ asfaltata e un po’ bianca, che dapprima sale con stretti tornanti sulla destra idrografica del vallone e poi ne percorre il dolce pianoro di fondo costeggiando il torrente che rimane costantemente alla sua destra. All’inizio del pianoro a circa 1900 m, in località Lachau partono sulla sinistra (senso di marcia) i sentieri per il Lago Gignoux (o Lago dei Sette Colori) ed il Colle Gimont, la Cima Sorel e Le Chenaillet (cartelli indicatori).
L’ambiente è bucolico, ricco di acqua, i prati sono molto estesi, specie sul versante destro orografico, caratterizzato da pendii poco ripidi e quindi adattissimi alle fienagioni e al pascolo. Numerose vacche e pecore ne costellano il manto verde, interrotto dalla miriade di colori della flora alpina, qui veramente eccezionale, su su ,fin quasi al Colle Chabaud. Alla nostra destra scorre la Cerveyrette, al di là incombono versanti più ripidi e rocciosi e ricchi di larici e arbusti di sottobosco. Non fosse per il sacro fuoco che ci spinge ad andar per sentieri e pietraie, a scoprire nuovi angoli suggestivi o a ritrovarne di già conosciuti in passato, come vecchi e cari amici che mai ci tradiscono, sarebbe anche piacevole fermarsi a godere di tutto ciò che abbiamo intorno, lontani anni luce dal traffico, dal caos e dall’inquinamento acustico che ormai quotidianamente ci opprimono.
Lasciamo l’auto a Le Bourgea 1975 m, scendiamo alla destra della strada ad attraversare il torrente su un ponticello di legno, seriamente compromesso dalla violenza delle piene primaverili, e prendiamo il sentiero che risale subito ripido e con innumerevoli tornanti nel bosco (cartello indicatore per Lac Des Cordes). La progressione è piacevole, il caldo non particolarmente opprimente perché il sentiero si addentra in mezzo ai larici, fino a raggiungere una bassa balza rocciosa sulla sponda destra idrografica del torrentello, emissario del Lac des Cordes, che scende in una gola incassata e dalle ripide pareti. In passato ha divorato la traccia: per sicurezza ora è stato fissato un cavo che facilita la risalita del passaggio, aumentandone la sicurezza specie con tempo umido o pioggia. Si procede su terreno meno ripido in direzione sud, con traversi e larghi tornanti.
Splendida la vista sulle montagne di confine alle nostre spalle, la Dormilleuze, la Terra Nera, la Merciantaira, la Rognosa, lo Chaberton e più lontano la Pierre Menue, il Niblè, la Rognosa d’Etiache, il Vallonetto tra le tante altre. Davanti a noi, oltre lo sperone roccioso che racchiude il lago si intravede una lontana cresta nevosa: sarà la nostra meta? Si supera il valloncello prativo lussureggiante di fiori, all’estremità del quale, in alto, si trova il Lac des Cordes 2440 m, che raggiungiamo con un ultimo strappo (circa 1,30 h). L’ambiente è spettacolare, la conca del lago è verdissima e costellata di fiori, genziane, botton d’oro, nigritelle: un vero balcone sulle montagne che lo circondano. Merita di essere una meta a se stante, e infatti ci sono molti escursionisti. Qui termina la parte più semplice dell’ itinerario: volendo si può proseguire lungo il sentiero che risale alla sinistra (senso di marcia) del lago e attraverso il Col des Marsailles 2601 m raggiunge, con percorso ad anello, Les Fonts 2035 m,all’estremità della Valle della Cerveyrette.
E’ questo l’itinerario più percorso dagli escursionisti, mentre la nostra meta non è segnalata da alcun cartello indicatore, tranne alcune tracce molto vaghe (sentiero o animali?). Seguendo la sponda est del lago, oltrepassiamo un enorme “cairn” di pietre e contorniamo lo specchio d'acqua fino a raggiungere un ruscello (ultima acqua), seguiamo le rade tracce in direzione ovest verso un ben visibile colletto pietroso. Il sentiero si perde, non ci sono ometti: superiamo alcuni dossi erbosi, intravediamo un laghetto alla nostra destra e raggiungiamo la base della scarpata pietrosa che porta al colletto. Dove inspiegabilmente troviamo degli ometti molto ben visibili, ma solo di qui in avanti; sembrano iniziare dal nulla, per quanto cerchiamo non ci sono tracce più in basso.
Rincuorati, li seguiamo fino al colletto, di qui scendiamo leggermente e risaliamo sulla sinistra(senso di marcia) un vallone desolato di sfasciumi, su tracce ben visibili e cairn, fino al Col Chaude Maison 2825 m. Qui arriva anche l’ itinerario sci alpinistico con partenza da Le Laus. Una sosta è d’obbligo per ammirare il panorama verso il Delfinato, l’Ailefroide, il Pelvoux, la Barre des Écrins con la nera parete est, la Meje per nominare solo alcune cime. Tenendoci alla sinistra (senso di marcia) della cresta, per tracce su sfasciumi, sempre più ripide e franose e residui di nevai risaliamo fino ad attraversare il pendio, spostandoci a destra in direzione di una gobba arrotondata della cresta, che si è fatta più agevole. Di qui il sentierino con minore pendenza la segue e con percorso senza difficoltà raggiunge l’anticima con un caratteristico intaglio e poi per facili roccette finalmente la vetta della Turge de la Suffie 3024 m, in circa 3,20 h. Di fronte si erge in tutta la sua imponenza il Pic de Rochebrune 3320 m, separato da noi dal Pic del L’Escalinade 3087 m, raggiungibile quest’ultimo in breve scendendo per un canalino e quindi risalendo la facile cresta di sfasciumi e terra. Più lontano sullo sfondo Sua Maestà il Monviso: ci troviamo su un belvedere di prim’ordine, la bellezza di questo panorama e dell’ ambiente ci fanno dimenticare la stanchezza e l’incertezza dovuta alla mancanza di indicazioni precise e di un sentiero ben marcato. O forse proprio per questo motivo la soddisfazione dell’ avventura è ancora più sentita…..