Una traversata Walser
di Daria Fava
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Una traversata veramente unica nel suo genere è quella che da Alagna Valsesia percorre la Valle d’Olen e attraverso il Passo Foric ridiscende ad Alagna lungo la Val d’Otro: é un tratto del Tour del Monte Rosa. Dall’arrivo dell’ovovia di Pianalunga, salire per un ottimo sentiero che fiancheggia la pista di sci che scende dal Col D’Olen (1,10 h), sino a un’evidente svolta a sinistra con la scritta Passo Foric (2432 m - 20 minuti). Poco oltre ma in direzione del Col d’Olen, si trova il Sasso del Diavolo, enorme macigno protagonista di un’antica leggenda. La fenditura laterale è fatta risalire a un pugno del diavolo, furioso per non essere riuscito in un suo appunto diabolico intento. Il sentiero, che compie un lungo traverso, è a tratti esposto e vi era ancora una slavina residua da attraversare nel giorno in cui noi l’abbiamo percorso (18 agosto 2009). Il panorama è molto vasto, dalle vette del Monte Rosa, alla vicina cresta di Cimalegna percorsa dall’interessante ferrata omonima, all’imponente e severo Monte Tagliaferro. Raggiunto il passo, per i più ardimentosi è possibile toccare la cima del Monte Torru (digressione non obbligata) seguendo alla sinistra del colle l’esile sentierino di cresta in un punto franato, esposto e pericoloso, sino a raggiungere la dorsale erbosa che sporge sulla Val d’Otro. La si segue quasi verticalmente (prati ripidissimi) sfruttando i percorsi lasciati dalle capre. Destreggiandosi fra esse (numerosissime quando l’abbiamo salita noi) si raggiunge la Vetta Orientale e scendendo a sinistra a un intaglio, quella Centrale (nessun segno di vetta). Noi non abbiamo raggiunto la Cima Occidentale, che è la prima che si vede dal colle perché priva d’importanza, avendo già salito le altre due che svettano su Alagna e quindi di maggior interesse; comunque sono tutte vicinissime. Ad ogni modo la prima appare ripida, con pendio erboso finale.
Il Torru (2508 m) è una montagna che si sporge su Alagna in maniera inconfondibile e che s’innalza dal Passo Foric, da cui si sale. E’ purtroppo cosparsa di erba scivolosissima chiamata “saionca” che la rende pericolosa, perché si deve compiere un ardito traverso per raggiungere la cresta erbosa. In più vi sono le capre sulla vetta che sentendo il nostro sudore, per leccarci rischiano di farci cadere dal versante opposto ove vi è un vuoto pauroso.
Dalla vetta, per chi ha deciso tale digressione, si scende più o meno fedelmente per la stessa via facendo molta attenzione a non scivolare, sino a tornare al Passo Foric: calcolare circa un’ora e mezza tirata per l’andata ed il ritorno. Per gli escursionisti non avvezzi alle vette un po’ esposte, dal Passo Foric scendere direttamente sul ripido versante orientale, percorso dal ben segnalato sentiero del Tour del Monte Rosa, che prima ha scavalcato il Col d’Olen provenendo dalla Valle di Gressoney per il Vallone di Mos e che si snoda lungo la bellissima Val d’Otro (in seguito risalirà al Passo del Turlo per divallare a Macugnaga). Sulla destra, rispetto al senso di discesa, svetta il tormentato versante settentrionale dell’isolato Corno Bianco e delle cime circostanti, con i molteplici e ripidissimi canaloni percorsi da ruscelli e cascatelle che si uniscono al corso del torrente Otro nel fondovalle. La vegetazione lussureggiante, gli epilobi e le ombrellifere che costeggiano il sentiero sono ad altezza d’uomo, alcuni esemplari di larici e abeti sono di stazza (e quindi di età) veramente considerevole. Si scende così alle baite di Pianmisura, e alle frazioni Walser di Scarpia (1726 m) e di Follù (1664 m) con il Rifugio Privato Zar Senni ospitato nell’antica casa Walser che un tempo era la latteria d’Otro e che accoglie confortevolmente gli escursionisti e gli alpinisti di passaggio. Vi è anche una bella chiesetta risalente al 1600 e dedicata alla Madonna della Neve, a testimonianza del senso religioso degli abitanti della valle che, grazie al microclima favorevole riuscivano a vivere nelle sei frazioni anche nove mesi l’anno, attuando un’economia rurale e montana autonoma, coltivando patate, segale, grano e quanto permetteva la quota, insieme ai prodotti della pastorizia e del bosco. Le abitazioni sono in puro stile Walser, che vede l’abbinamento del legno (larice o abete) e della pietra, con i caratteristici loggiati di legno, e i tetti di lose: alcuni particolari potevano variare di valle in valle secondo il clima, più secco o più piovoso, e l’esposizione, come poteva variare la disposizione dei locali, ma lo stile è inconfondibile. Esauriente è la visita al museo Walser di Pedemonte, frazione di Alagna, costituito da una tipica casa Walser alagnese dell’inizio del 1600. In discesa, su mulattiera prima e scalinata in pietra poi, in una splendida pineta, in circa 1 h dall’ultimo villaggio si coprono i 500 m di dislivello residui per raggiungere Alagna, e recuperare l’auto. Fino agli anni 70 del secolo scorso era possibile raggiungere comodamente la località Belvedere di Otro (ove si trovava un albergo) in ovovia, che però fu chiusa a causa di un grave incidente; oggi riempie davvero il cuore vedere questo ridente ripiano erboso così simile a una cartolina, affollato di gitanti e residenti estivi, se si pensa che la salita è abbastanza faticosa. Ancora più positivo il fatto che personalmente abbiamo potuto contare moltissimi bambini.
Per l’intero anello calcolare 4 ore, che salgono a 5 ore e 30 minuti con la digressione al Monte Torru.