I blocchi di Varazze

di Stella Marchisio e Christian Core

Spero che la gioia e la felicità che ho provato nello scoprire i blocchi di Varazze, possa essere sentita anche da chi verrà a salirli.

Boschi, rocce, boulders che racchiudono storie di amici, fatiche e passione.

Le prese raccontano gli sforzi degli scalatori che hanno lottato nel tentativo di tenerle.

Linee sulla roccia, sembra quasi che qualcuno in chissà quale epoca si sia divertito a crearle, chi sa quando, e chi sa il motivo, forse semplicemente, perché altri un giorno

potessero scalarle...

Marco Bagnasco

 

Sono trascorsi diversi anni da quando abbiamo cominciato a frequentare l'area blocchi nell'entroterra di Varazze, e grazie ancora una volta all’instancabile Marco, sono cambiate tante cose da allora. La sua passione ed entusiasmo lo ha spinto a continuare a cercare nuovi settori.

Due o tre volte la settimana, in compagnia del suo cane Carlotta (diventata per tutti noi la mascotte del “team Varazze”) partiva, inoltrandosi nella fitta vegetazione del monte Beigua, alla ricerca di nuove rocce possibili da scalare.

Ora, per merito suo, l'estensione del perimetro boulderistico è molto più vasto, dal 2001 ad oggi sono stati aggiunti settori nuovi, sempre più difficili da trovare, ma ora facili da raggiungere, grazie a sentieri puliti, all’utilizzo di cartelli di legno con riferimenti dettagliati. Questo prova che la Liguria non è “solo mare” e sarebbe importante se si riuscisse a sensibilizzare gli enti turistici a concentrare un po' d'attenzione anche per tutte le attività possibili “alternative” da praticare nel parco e dintorni.

 

Nel tempo moltissime persone provenienti da tutto il mondo sono venute a visitare queste zone, dall’ America, Australia, Canada, Giappone e dall’ Europa, incuriosite da diversi video apparsi in internet, articoli o brevi recensioni su riviste. Quasi tutti venivano attratti soprattutto dall’incredibile linea di “Rampage”, la splendida prua apparsa su diverse riviste qualche anno fa, che ha reso famoso questo posto. Esistono altrettanti passaggi molto belli, però si trovano in zone meno conosciute perché più difficili da raggiungere.

 

Inizialmente, per facilitare la comprensione di molti boulders nuovi abbiamo messo in rete alcune mappe con elencate la lista dei blocchi, però con la scoperta continua di linee nuove era spesso incompleta e in alcuni casi difficile da capire. Anche se ha richiesto molto tempo, la realizzazione di una guida dettagliata della zona era indispensabile.

In alcuni periodi non facevamo tempo a finire di pulire un settore nuovo, che il nostro magico Marco ne faceva “apparire dal suo cappello cilindrico” subito un altro. Il lavoro è stato lungo e molto faticoso, quando si puliscono rocce capita spesso di trovarsi in pochi, tutti vogliono scalare, ma non molti sono disposti a dedicare giornate intere del proprio tempo libero ai “lavori forzati” senza toccare una presa.

 

Questo ha rallentato molto i tempi, ma grazie all’unione e alla motivazione di sempre noi soliti cinque rimasti, lentamente con costanza siamo riusciti a continuare il lungo lavoro iniziato nel 2001. A volte si univano nuovi membri per aiutarci, provenienti un po’ dappertutto, e l’aiuto dato è sempre stato molto gradito. Durante le “pulizie” non abbiamo mai compreso il motivo dell’apparente diversità delle rocce scoperte, capita spesso di scalare su stili diversi, con qualità e prese totalmente differenti a pochi metri di distanza.

 

Finalmente abbiamo scovato tra i frequentatori locals, la nostra Raffaella Cottalorda, laureata in geologia, che ci ha messo a conoscenza dei dettagli. L’intera zona del Beigua fa parte di uno dei pochissimi parchi d'Europa protetti sia dal punto di vista naturalistico che geologico. Per la sua ricca geodiversità, infatti il parco appartiene agli “European Geoparks”.

Allora approfittiamo della sua competenza per svelare finalmente dopo tanti anni l'esatta qualità della roccia spesso così visibilmente diversa.

 

Le parole di Raffaella: “Le rocce presenti nell'area considerata, collocano nella loro storia un evento fondamentale che ha segnato la loro figura e composizione: l'orogenesi alpina (nascita della catena alpina); in particolare si trovano metaofioliti (le rocce verdi) e rocce di basamento polimetamorfico.

Di conseguenza nei principali siti si possono trovare serpentiniti, quando le prese sono difficili da tenere e sembra scivolino sempre; metagabbri, quando subito dopo il riscaldamento, vediamo già il sangue sgorgare dalle dita (grip assicurato!); metabasite: bella a vedersi e ad arrampicarci, che, spesso e volentieri, presenta prese e disegni

assimilabili ad una roccia calcarea ed infine metasedimenti organizzati in gradoni che per questo ricordano il loro passato da rocce sedimentarie stratificate, dove troviamo taccone svase, “sbrilluccicanti” col sole (per la presenza di minerali del gruppo delle

miche)”.

 

Tradotto in parole semplici e scalatorie: roccia spesso compatta, aderente con una vasta diversità di prese, da tacche a piatti e raramente qualche buco. Buona parte dei siti sono su terreni privati, per rispetto abbiamo chiesto il permesso ai proprietari, e visto il lavoro costante di pulizia e mantenimento ci hanno consentito di frequentare i loro posti.

Chiediamo a tutti quelli che verranno in futuro di rispettare l'ambiente affinché queste aree possano continuare ad essere “aperte” a tutti.

 

Ogni passaggio è stato preparato mantenendo le prese come la natura le ha create, in passato abbiamo avuto episodi spiacevoli di persone che hanno volontariamente modificato gli appigli di alcune linee già precedentemente liberate.

Questo accade da tempo in tutto il mondo, ora dopo parecchi interventi sui siti internet di riferimento, si spera che la cultura boulderistica stia finalmente maturando, vogliamo sperare che episodi di questo genere non accadano più.

Ogni modifica che viene fatta alle rocce rimane “per sempre”.

 

Dopo tanti anni siamo riusciti finalmente a realizzare una guida completa di tutti i settori, anche quelli più difficili da raggiungere. E’ capitato più volte che gli stessi local non conoscevano la corretta locazione dei passaggi nuovi scoperti, e quando ci telefonavano dispersi nei boschi, per noi capire dove si trovavano e dire di conseguenza le giuste direzioni diventava sempre più complicato.

Ora si possono trovare spesso indicazioni sui sentieri che portano alle aree, e nella guida abbiamo cercato di trascrivere più riferimenti possibili per impedire di perdersi. E' stato un lavoro minuzioso, tutti i sentieri e le strade sono segnate, ogni lato dei massi è stato fotografato e una linea colorata indica la direzione del passaggio, inoltre alla partenza di ognuno, se la pioggia non l'ha cancellata troverete una piccola freccia nera che indica la posizione corretta di partenza.

 

Ci sono aree che inizialmente avevano molti più passaggi, soprattutto nei settori meno conosciuti, nel tempo sono stati poco frequentati e la natura si è ripresa ogni singolo metro quadro di roccia e sentiero per raggiungerlo, così abbiamo rivisto tutti gli itinerari facendo una forte selezione e lasciando solo i boulders più belli e meno soggetti a mutamenti della vegetazione.

 

Spesso i boschi sono molto fitti e dopo lunghi periodi di pioggia è possibile che qualche blocco ripresenti un sottile strato di muschio, consigliamo di portarvi sempre dietro uno spazzolino morbido che sarà sufficiente per riportarlo velocemente in perfette condizioni.

Come per ogni guida d’arrampicata esistente, viene l’eterno dubbio dei gradi dati ai passaggi, nelle aree più frequentate si sono “stabilizzati” grazie all'opinione di molte persone, ovviamente al contrario, nei settori più lontani e scomodi rimangono ancora da consolidare, ma ricordate sempre che il grado perfettamente corretto non esiste, l’opinione data è sempre soggettiva e quindi “variabile”, bisogna considerarlo solo come riferimento puramente indicativo.

 

Speriamo comunque di aver risolto il problema su possibili variazioni e novità, riportando ogni informazione sul sito di riferimento di Varazze: www.infoboulder.com/varazze.php

Attualmente nellaa guida esistono 600 passaggi selezionati distribuiti su 11 aree, divise in 25 settori, ma siamo sempre stati convinti che questi boschi nascondano altri possibili blocchi, infatti altre 4 aree nuove sono state sviluppate ora arrivando a 820boulders. Il lavoro continua...

 

Per noi è stimolante continuare a cercare, scoprire nuovi passaggi, nuove prese da tirare, un gioco che mantiene alta la motivazione, e un motivo in più per ritrovarsi, condividere quel momento magico di provare linee nuove insieme, completa lo spirito in quello che facciamo.

 

L'ente parco del Beigua, dopo avergli mostrato molti nostri video e foto, ha voluto rendersi conto del lavoro che è stato svolto in tutto questo tempo. Sono rimasti colpiti e soddisfatti, non immaginavano che potesse esistere una passione del genere e tanto meno si aspettavano un afflusso di scalatori così alto. Per questo ci hanno aiutato mandandoci 5 persone a pulire per 9 giorni il settore “Lilliput”, (presente nella guida), trasformandolo in un “giardino”, rendendolo uno dei posti più belli per scalare, con tantissimi passaggi in più.

In uno dei settori “La cava” ci sono stati grossi problemi con i proprietari dei terreni che hanno giustamente manifestato lamentele nei confronti di alcuni frequentatori poco rispettosi, ingombravano il passaggio con i loro mezzi, lasciavano spazzatura in giro, accendevano fuochi vicino ai massi (ricordate che ci si trova in un bosco spesso pieno di foglie e il rischio incendi in Liguria è molto alto).

 

Dopo questo periodo di inciviltà abbiamo rischiato la chiusura del settore, poi Marco è andato di persona a parlargli convincendoli a cambiare idea, ma se ci saranno altri comportamenti simili in futuro non ci daranno un'ulteriore possibilità. In qualunque settore andiate, parcheggiate sempre fuori dagli spazi privati e non recate danni o disturbo ai proprietari in alcun modo. Tutti i terreni dove si arrampica sono privati, o fanno parte del parco, quindi siamo sempre ospiti in casa d'altri.

 

Senza il lavoro puntiglioso di Marco molto probabilmente non esisterebbe nulla tra queste valli, solo una fitta giungla che avrebbe continuato a nascondere un potenziale sprecato e per noi boulderisti una piccola “ricchezza”. Varazze non ci ha soltanto regalato dei boulders, ma è stato un motivo per unirci e consolidare l'amicizia del gruppo, altrettanto importante ai molti passaggi realizzati insieme.

Nel periodo della lavorazione della guida sono stati trovati molti nuovi massi meritevoli, cosa che ne ha rallentato ulteriormente la realizzazione. Siamo sicuri che il potenziale sia ancora da sfruttare, c’è ancora tanto da scoprire, molte rocce che attendono da tempo solo che qualche boulderista vada a scovarle, sono tutte li fuori che aspettano, ne siamo sicuri.