Ferrate

La ferrata dell'Orrido di Foresto si rinnova

di Lodovico Marchisio

Di recente è stata riaperta al pubblico la “Via Ferrata all’Orrido di Foresto”. Le variazioni e i miglioramenti apportati sulla medesima, rendono ancora più sicuro, elettrizzante e piacevole il percorso di uno degli orridi più stretti e spettacolari della bassa Val di Susa.

 

Si inizia poco dopo il Lazzaretto e la parete attrezzata per i rocciatori (dalla vecchia via della fessura obliqua alle vie più moderne) posti sulla destra idrografica del Rio Rocciamelone (verso sinistro di salita). Pietre squadrate molto piatte sono state posizionate poco prima di un’ansa artificiale, per permettere di traversare agevolmente il torrente anche in questo periodo di disgelo, sulla sinistra idrografica (verso destro di salita).

 

Si scende quindi dopo un tratto ripido tra gli alberi, sul greto stesso del fiume riattraversandolo sul lato destro idrografico (sinistro di salita) mediante delle assi “ballerine” (maggio 2010) da percorrere con un po’ di prudenza per non finire in acqua! Subito dopo inizia, su questo lato, la via ferrata che sino oltre la prima cascata rimane invariata. In cima alla prima cascata che si supera anche in questo periodo senza bagnarsi, il percorso cambia. Infatti sono stati costruiti due ponti tibetani con un unico appoggio per i piedi, due per le mani e il cavo sovrastante per far scorrere i moschettoni (usare sempre cordini lunghi con dissipatore per non rimanere appesi).

 

Superato il primo ponte, ci si trova in piena parete sul lato sinistro idrografico (destro di salita) e da qui si attraversa per una cinquantina di metri una parete verticale ben attrezzata sino al secondo ponte (più breve), che riporta sul lato destro idrografico (sinistro di salita). Da qui inizia il lungo traverso, inalterato ma migliorato nel rifacimento di alcuni infissi danneggiati dagli eventi atmosferici e nell’apporto di anelli aperti, per assicurare i clienti da parte delle guide alpine o gli inesperti accompagnati da persone pratiche.

 

Questo traverso conduce all’ansa “Dantesca” della seconda imponente cascata. Gli spruzzi bagnano la parete già da lontano, preludio a qualcosa di apocalittico se ci si vuole avventurare nel periodo del disgelo (ovviamente sconsigliato sul pannello posto all’inizio della ferrata). Il caos è totale. Gli spruzzi d’acqua ci piombano addosso con violenza inaudita. Si raggiunge, tentando di respirare il meno possibile, la seconda cascata che si supera con gli infissi già preesistenti. In un punto a metà salita, l’acqua, che cade di fianco con straordinaria veemenza, sfiora gli scalini, costringendoci ad un bagno completo ma programmato, vista la scelta consapevole del periodo: il che di sicuro, per i più avventurosi, fa salire l’adrenalina a livelli di guardia! Sopra la seconda cascata vi è la sorpresa più sgradita. Per motivi di sicurezza è stata tolta la fune penzolante sull’acqua. Presumo che in futuro in questo punto verrà posto un altro ponte tibetano.

 

Ma per ora occorre cavarsela da soli per riattraversare il torrente sul lato sinistro idrografico (destro di salita). Consigliamo quindi vivamente di portarsi uno spezzone di corda di circa 30 metri e due moschettoni che vi permetteranno di assicurare il cavo al fittone resinato lasciato in loco sul lato destro idrografico (sinistro di salita). Entrare quindi nell’acqua vorticosa assicurati dal compagno togliendosi calze, scarpe e … pantaloni, tenendosi a sinistra di un tronco semidistrutto dalla violenza delle acque, rimanendo così il più possibile lontani dalla rapida.

 

Giunti dall’altra parte, assicurare la corda al cavo della ferrata che “riprende” ad essere presente e far attraversare il proprio compagno con la corda assicurata ad esso. Non avventurasi da soli in questo periodo! In situazioni di portata d’acqua normale, il torrente lo si attraversa senza manovre di corda e senza bagnarsi, ovviamente. Subito dopo quest’attraversamento, il cavo è stato posto ora in maniera da evitare gli spruzzi più consistenti dell’acqua che piomba dalla terza cascata. Questa si risale al filo (durante il disgelo) con passaggi di forza già preesistenti che combinati con il rumore dell’acqua a fianco rendono ancora più elettrizzante tale tratto. La gradita sorpresa la si trova in cima alla terza cascata, in quanto il percorso è stato reso più sicuro con l’avvento del terzo ponte tibetano che permette di attraversare (al sicuro dalle piene del torrente) portandosi nuovamente sulla destra idrografica (verso sinistro di salita).

 

L’avventura con l’acqua può ritenersi conclusa in questo tratto, infatti fino all’uscita della quarta cascata (ferrata già preesistente) il cavo corre alto rispetto al torrente. E’ stato invece totalmente migliorato il percorso (siamo sempre sulla destra idrografica, verso sinistro di salita) che conduce fuori dal tratto attrezzato. Il vecchio e pericoloso (per cadute pietre) percorso boschivo è stato abbandonato. La via corre ora (dopo il primo tiro su roccia rimasto inalterato) sulla sinistra traversando su una piacevole fascia rocciosa attrezzata che conduce al cartello d’uscita della preesistente via ferrata.

 

Anche il percorso finale è stato attrezzato con cavo, costringendo gli appassionati di tali percorsi a salire in cima alla collinetta: di sicuro per evitare un traverso sopra la forra, che poteva far precipitare sassi sul fondo delle gorge attrezzate. Dalla cima scendere con il nuovo sentiero, ricongiungendosi nella parte bassa (Cappella votiva) alla mulattiera che riporta a Foresto all’inizio dell’orrido. Calcolare per l’intero percorso circa 3 ore.

Archivio Ferrate