La ferrata della Rocca Clary
di Lodovico Marchisio
La ferrata è stata inaugurata il 26 ottobre 2008 e il giorno dopo con sette amici Valsusini e Piscinesi (Daria Fava, Beppe Borione, Marco Avanzini, Enzo Feliciani, Lucian ed Alina Naemtu) ho potuto percorrere e gustare questa via ferrata che a detta di tanti tra cui gli stessi ideatori, che l’han più volte percorsa durante i lavori di realizzazione, è la più spettacolare, aerea ed impegnativa ferrata della Valle di Susa sinora esistente anche se i progetti futuri in materia sono tanti e tutti avvincenti. In effetti, non ho potuto far altro, salendola, che costatare la veridicità di tali affermazioni cercando di conseguenza di descrivervi tecnicamente ed emotivamente le sensazioni provate. La ferrata è appena stata inaugurata e già si vedono alcuni alpinisti percorrerla. Giustamente non è stata pubblicizzata a gran voce perché non si avventurino su di essa persone non preparate a certe esposizioni e ad un dislivello non indifferente (500 metri) su “via ferrata”. Dopo la Sacra di San Michele (facile, 600 m) resta infatti attualmente anche la ferrata Valsusina a maggior dislivello Con ulteriori lavori si potranno anche raggiungere alcuni bunker disseminati a lato del percorso. Per ora gustatevi un percorso che parte dal grande curvone di Cesana verso Claviere (facilmente individuabile per i cartelli delle iniziative realizzate che fanno bella mostra di sé). La ferrata è stata ideata dalle Guide Alpine della Valle di Susa ed edificata dalle medesime con l’ausilio della Ditta Disgaggi di Bussoleno. Dal parcheggio ivi indicato si percorrono le gole di San Gervasio con delle passerelle in legno ideate in maniera molto intelligente perché permettono ad ogni turista di avventurarsi sotto il ponte tibetano più lungo del mondo e percorrere interamente le gole senza alcun rischio. A mezz’ora di cammino dal parcheggio si nota a sinistra il cartello di avvio della nuovissima ferrata. La partenza è un po’ atletica ma sfrutta molto gli appigli e appoggi della montagna. Su questo ben ideato sistema si sviluppa l’intera via ferrata caratterizzata da 15 targhette che indicano i tratti più salienti della medesima. Farò proprio riferimento a questi 15 punti per descrivere ai lettori il percorso sul quale è d’obbligo il casco e il kit completo da ferrata con il dissipatore. Dopo il primo tratto s’incontra “La lama” (1), caratteristica roccia staccata che risale ben 2 monoliti equidistanti con un traverso tra il primo e il secondo denominato “Far West Crossing” (2) che conduce per l’appunto all’attacco del “Fungo Magico” (3) monolito che si risale fino in punta in piena esposizione e con il solo ausilio del cavo. Gli scalini riappaiono nel tratto finale. Poco dopo si arriva al Canale della Bomba (4) che prende il nome da un ritrovamento forse non di origine bellica, ma di un ordigno lanciato per esercitazioni ed inesploso. Siamo dopo 1 ora di salita dall’attacco, oltre il primo tratto su un sentiero di trasferimento e all’unica scappatoia di questa ferrata “Vira dei Camosci” (6) e poco più sopra al “Pian della Birra” (6). All’attacco del secondo tratto vi sono “Le taniche”(7) ritrovamento di cui ve ne è una attaccata al cavo come esempio. Poi inizia la vera parete del secondo tratto intervallata dalla “Cengia Super Calcarea” (8) che conduce al “Costone della pineta” (9) fino a “El paso doble” (10) e quindi alla “Terrazza del generatore” (11). Tutta questa parte è su roccia intervallata da terrazzini. Da qui invece inizia il tratto più adrenalinico dell’intera ferrata che inizia proprio dal “Gran pilastro” (12), consistente in un salto di 50 e più metri, verticale ma mai strapiombante. Gli appigli naturali sono molti e se li si usa intelligentemente la salita sarà molto appagante. Subito dopo vi è “La crepa” (13), enorme fenditura nella roccia, che è di preludio al tratto più emozionante dell’intera salita. “La scala bionica” (14), lastra rocciosa interamente sospesa su un vuoto impressionante che conclude alla “Terrazza del cippo” (15), in maniera esemplare quella che per tutti noi diventa la più bella ed emozionante ferrata della Valle di Susa sinora esistente. I tempi di percorrenza variano dalle 2,30 alle 4 ore, lo sviluppo è di 700 m, il dislivello come indicato all’inizio è di 500 m e i gradini applicati sono in totale 300, la roccia è tipicamente dolomitica. La discesa si effettua in un’ora attraverso la pista invernale di sci che scende a Claviere deviando poi per le Gole di San Gervasio e percorrendo tutto l’interno spettacolare delle gole. Tale discesa è elementare. In vetta vi sono alcuni resti di fortini diroccati. Resta da osservare che è stata attrezzata con estrema intelligenza perché pur non essendo adatta ai principianti, la difficoltà viene mantenuta sull’ordine classico perché evita certi inutili passaggi strapiombanti tipici di alcune ferrate francesi che rendono inutilmente ancor più difficoltosa e selettiva la salita.