Itinerari

Il Tour dell'Euphorbia

di Pierguido Vottero

L’Euphorbia Gibelliana è una pianta erbacea semplice, umile, osservata e descritta per la prima volta dal botanico Paolo Peola nel 1892, senza conoscerla è molto difficile da notare perché non ha nulla di particolarmente appariscente, comunque il fatto di appartenere alla stessa famiglia delle Stelle di Natale, certamente più conosciute ma meno “pregiate”, può essere un valido aiuto nel riconoscerla.

 

Una cosa però rende, dal punto di vista botanico, unica e rara questa pianta: il fatto che in tutto il mondo cresca solo in una ristretta area del Piemonte occidentale, in provincia di Torino.

 

Solo nel 1982, ben novanta anni (sic!) dopo la scoperta dell’Euphorbia Gibelliana, fu istituita a sua protezione, sul M. Lera, la riserva integrale speciale della Madonna della Neve.

 

Un endemismo, dunque, che fonda le sue radici (è proprio il caso di dirlo) non solo sulla montagna che sovrasta Givoletto, ma anche in altre località limitrofe, su una superficie, però, ben definita e circoscritta.

 

In particolare due vaste colonie di Euphorbia Gibelliana si sono sviluppate nell’arco degli anni sulle pendici dell’Uja di Calcante una sul versante Travesino e l’altra su quello Mezzenilese.

 

A partire dal mese di maggio, con una bella, sana e rilassante passeggiata, compiendo un giro ad anello si può ammirare la fioritura di questa rarità botanica, nonché salire sulla cima dell’Uja di calcante e da lì ammirare lo splendido scenario su monti e valli che si apre a 360°.

 

Il percorso ad anello si svolge su comode mulattiere e sentieri segnati, se si vuole osservare la fioritura dell’Euphorbia il consiglio è quello di andarci a partire dalla metà di maggio fino alla fine giugno, il percorso però presenta molte altre attrattive anche in periodi diversi.

 

Infatti l’itinerario si sviluppa in un ambiente molto ricco di storia mineraria, flora, fauna e offre scorci di meravigliosi angoli nascosti specialmente in autunno quando la montagna si riveste di una delicata cromaticità di colori.

Il percorso si sviluppa per buona parte sul “Sentiero Piergiorgio Frassati” (www.sentierifrassati.it) e tocca punti importanti dal punto di vista storico – economico, naturalistico e culturale non solo di Traves ma di tutti i paesi adiacenti e della bassa valle di Lanzo.

 

Uno degli scorci che merita di essere osservato (e anche fotografato) è certamente il crestone di Bramafam dove sui suoi impervi e selvaggi pendii, nella prima epoca fascista, si diede il via ai lavori per l’istituzione di un parco nazionale con l’introduzione di alcuni Mufloni provenienti dalla Sardegna, alla fine della seconda guerra mondiale, i pochi animali sopravvissuti alle molteplici vicissitudini belliche e scampati …. alle pentole, furono catturati e riportati in Sardegna.

 

Una delle località toccate dal sentiero (che ebbe un significato molto importante per l’economia e l’attività artigianale delle Valli di Lanzo nei secoli scorsi) sono le cosiddette “Miniere d’oro abbandonate”, che furono teatro, a partire dalla fine del 1300 fino alla fine del 1800, di una intensa attività di estrazione del minerale di ferro.

 

Il minerale, una volta estratto, veniva poi trasportato a valle, fuso e lavorato nei forni e nelle fucine di Traves, Mezzenile e Pessinetto.

 

Il giro dell’Euphorbia, di seguito descritto, inizia e finisce a Traves, ci sono però tante altre possibilità di raggiungere i luoghi descritti partendo da Mezzenile oppure da Viù, tutti altrettanto belli, interessanti e ricchi di storia, strumenti indispensabili per questa escursione sono la macchina fotografica ed una cartina geografica della zona.

 

In periodo invernale, la parte bassa di questo itinerario, si presta bene anche ad essere percorsa con le ciaspole.

 

 

 

Denominazione dell'itinerario : Tour dell’Euphorbia

 

Accesso : Strada Lanzo - Ceres oppure ferrovia Torino - Ceres

 

Treno : si  

Pulman : si ( 54 posti 12 metri )

Località di partenza : Traves 628 mt.

Località di arrivo: Uja di Calcante 1614 mt.

Dislivello in salita: 1300 mt. circa

Tempo di percorrenza : 6 ore circa per il giro completo

Difficoltà complessive : T

Riferimento cartografico : IGM f.55 tav. Ceres ; I.G.C. N.°2 - 1:50.000

Attrezzatura consigliata : pedule da escursionismo

Periodo consigliato : tutto l'anno innevamento permettendo

  

Avvicinamento

 

Da Torino si raggiunge in poco tempo , percorrendo la strada provinciale n.° 1 , Lanzo Torinese.

Qui occorre proseguire seguendo le indicazioni per Ceres tralasciando sulla sinistra , dopo l'abitato di Germagnano , la provinciale che porta in val di Viù , si arriva quindi in breve alle case della borgata Rozzello ( indicazione su cartello stradale ).

Sull’uscita dell’abitato occorre svoltare a sinistra sul ponte che attraversa   lo Stura

( cartello indicatore ) si giunge così in pochi minuti sul piazzale della chiesa di Traves dove si può lasciare la macchina (possibilità di parcheggio anche per pullman).

Arrivando a Traves con il treno occorre immettersi sulla provinciale n.°1 direzione Torino, girare a destra sul ponte, dopo poche centinaia di metri un sentiero, evidente ma non segnato, si stacca sulla destra ed in breve porta alla chiesa.

Dalla stazione al capoluogo ci vogliono circa 20 minuti a piedi (dislivello 100Mt.).

 

Escursione

 

Dalla piazza della chiesa occorre imboccare la strada che porta alle frazioni Bertolè – Tese.

Percorse alcune decine di metri, sulla destra, ha inizio una mulattiera ben segnalata con cartelli in legno e segni rossi (sentiero Piergiorgio Frassati) che, snodandosi tra le abitazioni della frazione Villa, porta in breve ad immergersi in un fresco bosco di latifoglie costeggiando il rio Piave .  

Giunti ad una sorgente ( indicazione in loco ) conviene fare rifornimento d'acqua . La mulattiera sale ancora con moderata pendenza e ampie svolte fino ad uscire dal bosco per raggiungere i prati erbosi di Pian Bracun 810 metri , da Traves ore 0.30 .

Questo panoramico pianoro è parzialmente ricoperto da un boschetto di betulle all'ombra delle quali sono stati installati , a cura della Pro Loco , alcuni tavoli e delle panche, oasi ideale per una sosta .

Da P. Bracun proseguire lungo l’ampio sentiero e ad un bivio , in prossimità di un pilone votivo ,   prendere a destra ( cartelli indicatori ).

Il tracciato sale serpeggiando con pendenza costante in un silenzioso e rilassante bosco di pino nero e larice ( impiantamenti effettuati dalla Forestale prima del 2° conflitto mondiale ) ed offre degli spettacolari colpi d’occhio.

In basso si può ammirare la piazza e la chiesa della frazione Villa, capoluogo del comune, di fronte leggermente più in alto, il Santuario di S. Ignazio si erge in tutta la sua possenza e verso SO l’occhio può spaziare sul selvaggio crestone di Bramafam e sull’Uja di Calcante.

Raggiunta una successiva biforcazione, situata su una svolta a sinistra del sentiero, occorre proseguire tralasciando sulla destra una pista che scende in direzione NO.

La mulattiera, diventata ora più ripida, prosegue allo scoperto contornando la cima del Toro per rituffarsi poco più avanti, quasi pianeggiante, nel fresco bosco di betulle che ricopre interamente il Pian delle Draie .

Su questo pianoro si intravedono tra la vegetazione resti di antichi scavi di miniere a cielo aperto e non è raro scorgere tra i rami degli alberi il rapido e furtivo movimento dello scoiattolo o il felpato passo della volpe.

Sui fianchi della montagna, in primavera, fanno eco il martellante lavoro del picchio ed il canto del cuculo , in cielo capita spesso di osservare il rapace volteggio dell’aquila in caccia ( nido sulla rocciosa cresta delle Lunelle ) .

Proseguire sull’ampio sentiero tralasciando, sulla destra, la mulattiera che sale al colle della Lunella; il tracciato continua su alcune roccette in leggera discesa inerpicandosi infine verso una caratteristica forcella .

Scese poche decine di metri si perviene nel luogo sul quale è scritta la storia dell'attività estrattiva che per ben cinque secoli, nel bene e nel male, ha condizionato la vita della bassa valle di Lanzo: le miniere d'oro abbandonate .

Evidenti sono le impronte di quella che per secoli è stata l'economia trainante di molti paesi del circondario .

Buchi e caverne scavati nella roccia sono oggi in parte nascosti dal bosco e dalla fitta vegetazione , ben visibili sono invece quelli immediatamente sotto il sentiero .

Qui la credenza popolare , frutto dell'immaginazione e dell'utopica speranza di una facile ricchezza , di chi sempre aveva vissuto una vita di duro lavoro , stenti e fatiche , voleva ci fossero giacimenti del prezioso metallo .

In realtà dalle pendici del Calcante si estrasse solo ferro un po’ di rame , nichelio e piombo.

Continuando verso l'Uja di Calcante , il percorso prosegue quasi pianeggiante per un buon tratto fino all’attraversamento del rio Ordagna.

Dopo il guado (che non presenta mai problemi) il sentiero si inerpica ripido sul versante destro ( orografico ) del vallone di Bramafam fino a giungere al colle Prà Lorenzo 1314 metri ( dalle miniere ore : 1 ), cartello indicatore in loco .

Dal colle occorre piegare a destra seguendo la traccia che si inerpica lungo la panoramica cresta Sud – Est.

Si sale tra bassa vegetazione e roccette con percorso mai particolarmente difficoltoso e in circa 1 ora si arriva sulla sommità dell'Uja di Calcante a 1614 metri.

Qui giunti, se la foschia lo permette, si gode di un panorama straordinario realmente a 360°, ai piedi della sommitale croce in legno c’è il diario di vetta.

Riprendendo il cammino bisogna scendere lungo la cresta Ovest (roccette facili per un breve tratto) e superato un tratto di sfasciumi si giunge in breve il colle della Cialmetta ( 1303 mt. ) .

Il colle si presenta come un’ampia radura ricca di vegetazione, in primavera l’aroma delle gemme appena sbocciate si fonde con quello di genzianelle, viole, rododendri e primule inebriando la montagna con una miriade di profumi ricoprendola di bellissimi colori pastello.

Nei selvaggi boschi che rivestono le pendici della montagna il cuculo diffonde il suo canto e dai suoi areali, all’alba, si ode il gallo forcello lanciare il suo stridulo richiamo d’amore, la primavera è anche la stagione degli amori per il capriolo, ma questo timido animale preferisce il fitto bosco.

Questo colle funge da spartiacque tra i comuni di Mezzenile e quello di Viù ed era in passato un’importante crocevia che metteva in comunicazione tra loro i paesi dei due versanti

Qui si può ammirare l’encomiabile opera di recupero della cappella-rifugio dedicata a S. Michele, i lavori di ristrutturazione sono stati eseguiti totalmente con il lavoro gratuito e volontario degli Alpini di Viù, Mezzenile, Traves e Pugnetto con il contributo di regione, provincia e dei comuni di appartenenza dei gruppi alpini.

Dal colle della Cialmetta, tralasciando ogni altro segnavia, occorre imboccare la mulattiera che và verso Est in leggera e costante discesa fino ad arrivare a un evidente bivio, svoltare a sinistra sulla traccia in salita (cartelli indicatori e segni rossi) e in circa 40 minuti si giunge così di nuovo al colle Prà Lorenzo dal quale , seguendo a ritroso il percorso dell’andata , si scende a Traves .

In tarda primavera, sul tratto finale del sentiero che sale a Colle prà Lorenzo da Traves, poco prima che si tuffi in un boschetto, oppure sulla traccia che scende dalla cresta Ovest dell’Uja di Calcante poco prima di giungere al colle della Cialmetta, si può osservare la fioritura di due estese colonie dell’endemica Euphorbia Gibelliana.

Tutto il tour anche se si svolge a quote altimetriche relativamente basse offre però la possibilità di osservare e fotografare da vicino una “vera” rarità botanica e di ammirare un’impagabile panorama dalla vetta dell’Uja di Calcante.

Lo scenario offerto dal selvaggio e boscoso vallone di Bramafam, gli scorci che qua e la si aprono su meravigliosi angoli nascosti, unitamente ai resti degli scavi a cielo aperto delle “miniere d’oro abbandonate” ne fanno un percorso appetibile anche per i palati più raffinati.

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