Il sentiero delle felci a Boccioleto

di Daria Fava

Il tempo non è dei migliori, anche se le previsioni meteorologiche lasciano qualche barlume di speranza a chi non vorrebbe subire una doccia fuori programma. Il pullman raggiunge Boccioleto 667 m, in Val Sermenza, laterale della Valsesia, alla sua sinistra idrografica, sotto un cielo nuvoloso e plumbeo. Il paesino oggi non ha niente di ridente, neanche i fiori o il verde lucente delle felci cresciute sul bordo superiore del monumento ai Caduti riescono a evocarne l’atmosfera allegra e magica che gli dona il sole. Il gruppo dei quasi cinquanta gitanti che hanno voluto partecipare all’uscita odierna della TAM (Tutela Ambiente Montano), accolto dal Sindaco, Pierangelo Carrara, da Mario Soster (ex presidente della sezione CAI di Varallo Sesia) e da Lorenzo Carrara, figlio del Sindaco, si prepara all’escursione dopo aver invaso il Ristorante della Torre e il Ristorante Giacomaccio alla ricerca di generi di conforto.  Un’interessante visita all’interno della parrocchiale dei Santi Pietro e Paolo, corredata da accurati commenti storici e artistici a cura del Sindaco, precede la sgambata. Se ne ammirano l’altare riccamente elaborato e dorato, le tele e gli affreschi superstiti, l’organo ligneo costruito da artisti del luogo, come ad artisti locali si deve anche la maggior parte delle opere pittoriche. Attraversato il piccolo cimitero di montagna e apprezzate ulteriori notizie e curiosità del luogo (notevoli le sculture in marmo dell’artista Giuseppe Maria Sartorio, boccioletese), si scende ad attraversare il torrente Sermenza che dà il nome alla valle, tributario di sinistra del fiume Sesia. Il sentiero è stretto, è necessario procedere in fila indiana; la precede Mario Soster che, in qualità di botanico e pteridologo, è prodigo di appassionate e approfondite informazioni. La morfologia del terreno boscoso, ripido e scivoloso per la massiccia presenza di acqua, rende difficile alla maggior parte dei gitanti ascoltare adeguatamente, e quindi si decide di fare tappa di volta in volta in luoghi più aperti per le spiegazioni; si raccolgono i campioni di maggiore interesse che saranno descritti in seguito in modo dettagliato. Chiude il gruppo Lorenzo Carrara, che ha il compito di illustrare il percorso dal punto di vista storico e artistico. L’ambiente è suggestivo, il sentiero si snoda nei boschi sul versante nord della costiera che divide la Val Sermenza dal solco principale della Valsesia, e proprio perché a nord e situato in una valle tra le più piovose d’Italia in un periodo di cospicue precipitazioni, è lussureggiante, umido e…verde. La lunga fila di formichine si svolge tra salite e discese (i famosi “munta e cala”) superando i prati della frazione di Casetti, con la sua chiesetta dedicata a San Matteo. La vegetazione arborea è quanto mai varia: abeti rossi, castagni, ontani, aceri e tigli, moltissimi tigli che stupiscono per la loro dimensione e quantità. Scavalcati i valloncelli del Rio della Pissa e del Rio della Cuna, si raggiunge con percorso altalenante l’Alpe Cuna in Cima, 785 m, da cui è interessante la vista di là della vallata su Boccioleto, Rossa e la “Torre delle Giavine” o “Torre di Boccioleto”. Si tratta di uno splendido monolito di gneiss alto circa 90 m e salito per la prima volta da quattro abitanti di Boccioleto, che lo scalarono in modo inconsueto con l’ausilio di un cavo lanciato dall’alto e di una carrucola, data l’impossibilità di farlo in altro modo. Nel 1935 ne fu scalata alpinisticamente la parete est, quindi la parete ovest e così di seguito: oggi è una frequentata e apprezzata palestra di roccia. Attraversato il torrente Chiappa, si raggiunge il fondovalle ed il torrente Sermenza, al di là del quale si trova la frazione Piaggiona, abbarbicata al ripido versante opposto della valle. Il “Sentiero delle Felci” non attraversa il ponte, ma prosegue a sinistra e sale nel variegato sottobosco immerso in una ricchissima colonia di aglio ursino dal gradevole profumo, fino a raggiungere con comoda e lastricata mulattiera la frazione di Palancato 824 m, in posizione dominante sul margine superiore di una parete rocciosa (fontana). Fa gli onori di casa l’oratorio di San Quirico con la facciata ornata di affreschi, come alcune delle abitazioni della frazione, ormai adibite esclusivamente a seconde case per le vacanze, raggiungibili peraltro esclusivamente a piedi. Lorenzo Carrara racconta che al momento solo un abitante abita quassù continuativamente, un anziano di circa ottant’anni, che scende a Boccioleto solo per le funzioni religiose e che quest’anno a causa delle abbondanti nevicate ha vissuto isolato per ben cinque mesi! La mulattiera s’inerpica con numerosi tornanti incontrando alcune piccole cappelle, dapprima per prati abbandonati e ormai infestati dal veratro e dalle felci, numerosissime lungo tutto il percorso, e poi nuovamente nel bosco, ora di abete bianco e ora di faggio, fino a raggiungere con pendenza sempre maggiore il Santuario della Madonna del Sasso a 1267 m, posto su un gradino erboso e circondato da rocce strapiombanti. E’ un balcone sulla vallata, peccato che la luce non sia delle migliori, ma è già tanto che non abbia piovuto e il panorama è comunque appagante.  In questo luogo nel XIII secolo la Madonna apparve ad alcune pastorelle e la devozione popolare Le dedicò in un primo tempo un’immagine dipinta sulla roccia, quindi una chiesetta che per tre volte crollò e fu investita da una valanga. La costruzione attuale risale al 1907 e riporta gradevoli affreschi all’esterno. All’interno di trovano altri affreschi, dipinti ed ex-voto, commentati accuratamente da Lorenzo Carrara, come del resto i manufatti artistici, architettonici e storici incontrati in precedenza. Una sosta è d’obbligo per placare l’appetito, l’acqua della fontana accanto al Santuario è deliziosa e, ricchi di cinquanta giorni d’indulgenza per aver varcato la soglia di questo luogo sacro (come attesta un’iscrizione nell’ingresso), si scende in direzione di Fervento. La prima parte della discesa ripercorre il sentiero si salita, quindi si prende a destra e si raggiunge un alpeggio estivo (Fontanello), in splendida e solatia posizione con i prati blu di genzianelle e profumati di timo. S’incontra più in basso l’alpeggio ristrutturato di Solivo, gestito dalle Sorelle della Carità a guisa di colonia alpina, in amena posizione, e si ritorna sulla mulattiera tra boschi di abeti e di latifoglie. Dopo aver superato alcuni valloncelli e il Rio delle Fontane si supera la chiesetta di S. Antonio (anche la sua facciata riporta un affresco) e si raggiunge in breve Fervento, dove ci attende il pullman per evitarci il tratto stradale fino a Boccioleto. Si è voluto lasciare per ultimo l’argomento delle felci, alle quali con ragione è dedicato l’itinerario, perché esse accompagnano l’escursionista dall’inizio alla fine del percorso. E’ stata un’esperienza appassionante scoprire l’enorme varietà delle specie, le cui particolarità e differenze non sono avvertibili senza un’osservazione accurata. Dalla Felce Maschio alla Felce Femmina, alla Felce Aquilina, alla Felce Dolce (Polypodium o Falsa Liquerizia) di cui abbiamo assaggiato il rizoma, alla rara Dryopteris Remota e a moltissime altre: le delucidazioni di Mario Soster, oltre alle informazioni botaniche relative alle specie arboree e floreali di quest’ambiente particolare hanno interessato profondamente gli escursionisti torinesi, come le note culturali di Lorenzo Carrara. Di ciò e dell’accoglienza calorosa e …appetitosa offerta dal Sindaco Pierangelo Carrara ne sono tutti profondamente riconoscenti. Come sono riconoscenti a Lodovico Marchisio, accompagnatore di escursionismo del Cai e dal 2009 eletto membro della Tam Regione Piemonte che ha organizzato l’interessante escursione, e a Maria Tamietti che ne è stata il validissimo aiuto.