Crescita ad ogni costo...

di Mauro Carena

Le Alpi e le vallate costituiscono una regione al centro dell’Europa che, non più marginale rispetto agli Stati centrali, almeno potenzialmente può diventare luogo per discutere e provare nuovi modelli sociali ed economici.

Il problema, per essere molto diretti, è di comprendere se soddisfazione e qualità della vita siano possibili soltanto con una crescita infinita, considerato, però, che risorse naturali, territorio ed anche modelli esistenziali non sono infiniti.

Non stiamo parlando di ambientalismi alla moda o assurdi protezionismi, ma del fatto di come si misura la qualità della vita, problema nuovo rispetto a quello in passato risolto con strumenti idonei quali il metro per misurare le distanze, la bilancia per il peso, il cronometro per il tempo.

 

È utopia credere che la felicità dipenda da uno sviluppo socialmente equo dell’economia, dai valori culturali, dalla tutela dell’ambiente, dalle buone strutture amministrative e governative?

Certo, anche gli Enti locali più vicini ai cittadini come i Comuni sono spesso costretti, per esasperati bisogni finanziari, a cercare sempre nuove espansioni edilizie cui corrispondono incassi di oneri d’urbanizzazione indispensabili a finanziare i servizi ai cittadini stessi. E questo avviene in spregio di un federalismo di cui tutti parlano, ma non si vede traccia pratica, o di supposti amministratori ecologisti che, in realtà, hanno devastato il territorio più di qualunque grande opera che dicono di combattere.

 

In realtà l’assetto territoriale del futuro richiede una riorganizzazione degli stili di vita, addirittura di pianificare la decrescita. Occorre, insomma, recuperare il patrimonio edilizio esistente, costruire solo in zone di completamento, utilizzare la tecnologia e l’informatica per limitare gli spostamenti per lavoro.

 

Ripresa economica vuole per forza dire tante nuove case in aree ancora intatte, capannoni industriali costruiti per restare vuoti, ogni paese deve avere tutto quello che ha il paese accanto, a costo di non utilizzare impianti e infrastrutture per mancanza di utenti? Fare politica significa agire con la prospettiva del bene comune e progettare sulla media e lunga distanza, oppure capire che cosa vuole la gente nell’immediato per essere semplicemente rieletti?

 

Dobbiamo sempre sentirci insoddisfatti, avere nuovi bisogni per contribuire ai consumi: ma l’economia è il modo per soddisfare le necessità e la produttività aumenta costantemente grazie ai progressi tecnologici; lo stesso numero di persone è in grado di produrre sempre più merci e fornire servizi e il computer può semplificare la vita.

 

Dunque se, al contrario, vita non è semplificata ma stressata, se le risorse sono mal distribuite fra pochi che han tanto e tanti che hanno poco, se le crisi economiche si susseguono in un’epoca definita in Europa di pace e benessere, forse è ora di ridiscutere il modello di crescita ad come indispensabile per la vita felice.

Felicità che, allora, dipende da altri parametri, appunto, alla nostra portata e non della crescita ad ogni costo.

 

Maggio 2010