Il razzismo è ingiusto, anche inutile

di Mauro Carena

Ci sono due modi di far parte dei gruppi sociali: appartenere al gruppo, o partecipare al gruppo.

L’appartenenza è contrassegnata da un affidamento incondizionato dell’individuo al collettivo, senza discussione sui valori ed essendo catalogato per l’appartenenza appunto nel bene e nel male. E’ il caso dell’appartenenza alla famiglia, dove legame parentale e sentimenti spontanei prevalgono sul senso critico; oppure apparteniamo ad una squadra di calcio e sono i nostri sia che vincano o sia che perdano.

 

La partecipazione, invece, è una scelta, deriva dalla volontà: si prende parte ad un gruppo finchè pare giusto, non ci si sente obbligati ed è critico se continuare o meno a starci. E’ questo il caso di praticare uno sport con un gruppo finchè ci interessa, frequentare un corso di lingua se pensiamo sia ben fatto.

Insomma, quando si appartiene a un gruppo conta essere del gruppo, identificarsi; nella partecipazione, l’importante sono gli obiettivi da raggiungere.

 

Da bambini, o quando siamo deboli o rassegnati, preferiamo appartenere incondizionatamente, piuttosto che partecipare ad un gruppo: la maturità consiste invece nel partecipare criticamente.

L’appartenenza abusata porta ad eccessi di fanatismo e isolamento, la partecipazione mal interpretata può invece portare a scetticismo, indifferenza, mancanza di solidarietà.

Esistono poi fanatismi da appartenenze particolarmente odiosi perché pretendono di instaurare gerarchie fra gli esseri umani, come se non fossimo tutti della stessa specie: il razzismo.

 

E’ il razzismo che stabilisce che dal colore della pelle, od altri tratti somatici, una persona deve avere di conseguenza certe caratteristiche morali e intellettuali. Gli ebrei sono usurai, i negri pigri, gli americani infantili, altri gruppi ancora ladri e delinquenti.

Dal punto di vista scientifico, sono tutte fantasie. Per centinaia di migliaia di anni la specie umana non conobbe nessuna differenza; sessantamila anni or sono ebbero luogo le prime diversificazioni genetiche (ragioni di clima e geografiche), ma gli uomini avevano tutti la pelle scura sino a diecimila anni or sono.

 

La popolazione umana, risalendo nelle generazioni, era composta di numeri ridotti, ossia tutti parenti.

Se ci si trova feriti in ospedale, conta il colore della pelle, o il gruppo sanguigno? Gli scozzesi bianchi hanno (per gran parte) gruppo sanguigno B, come gli abitanti neri dell’Africa centrale e gli aborigeni australiani di pelle scura. Il gruppo A è invece diffusissimo ed uguale per cinesi, indù, africani.

 

Influiscono sul modo di essere degli individui l’istruzione, la cultura, l’ambiente umano e geografico in cui gli stessi si trovano, non la razza.

Si odiano gli stranieri e i differenti, da parte degli xenofobi, perché questi si sentono a disagio e insicuri in quanto vorrebbero che tutti vivessero come loro proprio per sentirsi rassicurati.

Gli stranieri che danno fastidio sono comunque i poveri, gli stranieri ricchi sono persino affascinanti.

Il nazionalismo, partendo dal giusto attaccamento per i luoghi e i costumi che ci sono famigliari, è diventato una sorta di giustificazione per avercela sempre con qualcuno: un altro Paese, o un gruppo all’interno dello Stato, cui addossare la colpa di tutti i problemi.

 

In realtà i Paesi non hanno un modo di essere sempre uguale nella Storia che deve essere preservato ad ogni costo da influenze esterne.

La realtà è diversa, anche se la paura di essere travolti dalle novità, di vedere modificare l’ordine o la pace sociale dall’arrivo di stranieri, è reale.

Invero, nei luoghi e nelle epoche di promiscuità etniche e culturali si sono avuti i momenti più creativi delle civiltà umane. Anche nelle nostre Vallate, laddove il transito di pellegrini, mercanti, eserciti, è stato maggiore, si sono avuti momenti difficili ma anche ricchezze culturali ed economiche tali da portare ad un maggior ruolo e sviluppo.

I gruppi puri, le razze pure e le nazioni pure, producono noia e sovente anche crimini contro l’umanità e la sua evoluzione democratica.

 

Marzo 2011