Unità d'Italia e federalismo
di Mauro Carena
Questa rivista tratta di montagne e vallate alpine e, per coerenza, si è sempre battuta per evidenziare l’incongruenza nella nostra epoca di Regioni a statuto speciale, rispetto ad analoghe aree che non godono certo di fiscalità e benefici analoghi.
Nessuno vuole togliere ai valdostani, trentini, altoatesini, i vantaggi economici di cui usufruiscono dal dopoguerra, ma crediamo fortemente che in tutti questi decenni si sarebbe dovuto trovare il modo di permettere, se non condizioni analoghe, almeno alcune similitudini alle altre zone dell’Italia che, inspiegabilmente, lavorando, producendo, non hanno alcuna forma di
decentramento reale ed economico. Insomma, cittadini di serie privilegiata e di serie comune, senza che vi sia una ragione attuale per siffatto stato di cose, se mai vi è stata.
Dopo il danno, anche la beffa. Le Regioni che di più hanno dall’Italia, sono anche infastidite dalle celebrazioni per i 150 anni dell’unità nazionale: non c’è da festeggiare, dicono, ma intanto prendono ed i loro deputati, ad ogni possibile crisi di Governo, si presentano con la lista della spesa per concedere il loro voto in Parlamento.
Non tragga poi in inganno l’attuale previsione della Legge Delega 42/2009 sul Federalismo Fiscale, nonché i decreti attuativi emanati fino ad ora per l’attuazione della legge stessa.
Sembra, infatti, si tratti più che altro di un provvedimento di bandiera, ma non di sostanza.
Chiunque amministri sa che ai Comuni sono state tolte risorse, senza tener conto di quelli virtuosi. Era indispensabile, prima di procedere all’attuazione del federalismo fiscale, modellare il sistema istituzionale rendendolo federalista; stabilire le competenze dei vari livelli di governo in modo da chiarire chi fa che cosa. Solo dopo sarebbe stato possibile aprire il dibattito sul federalismo fiscale, che va considerato solo una parte di una vera riforma istituzionale.
Invero, non è stato ridisegnato l’assetto statale, in modo da renderlo più snello, più leggero e meno burocratico. Non è stato ridotto il numero di parlamentari, visto che è superfluo mantenerne così tanti con il nuovo assetto federale.
Non è stata attuata l’abolizione delle Province, considerate enti di governo periferici inutili e costosi e neppure tanti altri organismi inutili o sovrabbondanti hanno subito tagli.
La prevista devoluzione ai Comuni della fiscalità immobiliare, se attuata come da progetto, renderà i centri ricchi ancora più ricchi e quelli in difficoltà ancora più in ristrettezza. Analogamente, la cedolare secca sugli affitti premierà i redditi più alti a scapito di quelli più bassi. Non sono previste misure di agevolazione per le famiglie con figli. L’imposta di soggiorno, anch’essa gravante soprattutto sul turismo familiare, è un deterrente per attrarre turisti. L’imposta di scopo potrà far gravare sui cittadini il finanziamento delle opere pubbliche realizzate dai Comuni, mentre prima venivano coperte dalla fiscalità generale.
La nuova imposta municipale primaria (IMU) sostituirà dal 2014 alcune imposte locali e si ipotizzano per proprietari di immobili, terreni e aree edificabili, artigiani, commercianti e imprese, maggiori oneri.
I Comuni, poi, o taglieranno servizi o dovranno istituire anche l’imposta municipale secondaria, con ulteriore aggravio sui cittadini.
Qualcuno potrebbe ritenere che queste considerazioni e preoccupazioni siano politiche, dettate cioè da schieramenti di parte.
Ed invece la dice lunga quanto accaduto nella provincia di Belluno, dove la Lega Nord, grande sostenitrice di questo federalismo, ha percentuali di consenso altissimo.
Orbene, a Belluno, dove certo i leghisti non mancano, dove tutti sanno che a governare il Veneto è un governatore leghista, dove tutti sanno che al Governo romano da anni vi sono ministri leghisti, che cosa fanno? Attendono fiduciosi la riforma federalista?
Direi di no, visto che hanno chiesto di annettersi alla Regione Trentino Alto Adige, dimostrando di sapere come e dove effettivamente si possono avere privilegi e di avere poca fiducia in altre riforme.
Gennaio 2011