"Fòra l'Ors"
di Maria Teresa Rotella
L’orso è forse l’animale rispetto al quale l’uomo avverte maggiormente la sua posizione contraddittoria nel confronti del mondo naturale: familiarità e affinità da un lato, estraneità e opposizione dall’altro. Dai Lapponi ai Siberiani ai Pellerossa d’America, il suo culto era vivo anche tra i popoli indoeuropei, come dimostrano i miti indiani e quelli greci, quelli celtici e quelli germanici. Quest’antica familiarità non è stata del tutto tradita neppure ai giorni nostri: l’orso ha una parte di rilievo nelle fiabe antiche come nei moderni disegni animati per bambini, che del resto in qualche modo da quelle fiabe dipendono almeno per i simboli-base; cosa dire poi dell’orsetto di pezza che regaliamo ai nostri piccoli per giocare? Conserva ancora questa duplice carica di energia selvaggia della natura da una parte e di somiglianza con l’uomo dall’altra.
Uomo e animale si fondono come due aspetti della stessa figura proprio nelle tradizioni incentrate sulla figura di un orso antropomorfo, come quella che tutti gli anni si ripete a Mompantero, piccolo comune della Valle di Susa, ai piedi del Rocciamelone. Agli inizi di febbraio da secoli si ripete lo stesso rito. Un orso, impersonato da un uomo mascherato con delle pelli, viene catturato e trascinato per le vie del paese. Durante il percorso viene deriso e malmenato, e gli viene offerto vino da bere. Poi, una volta domato, viene lasciato libero di scegliere la ragazza più bella con cui balla fino alla fine della festa.
Rito legato alla tradizione religiosa della Candelora, pare però abbia origini pagane: alcuni pensano che risalga all'antico culto della dea
Diana, in cui una vergine veniva sacrificata alla dea, o che sia legato in qualche modo ai Saturnali. Altri ritengono possa risalire al culto della divinità celtica Brigit, poi trasformata in
epoca cristiana in Santa Brigida, Santa a cui appunto è dedicata la festa ed è intitolata la chiesetta della frazione. Un'ultima, suggestiva interpretazione vuole che l'orso non sia altro che una
rappresentazione dell'inverno: una volta incatenato e domato, viene offerto in ballo ad una bella ragazza (la primavera) che in questo modo vince su di lui.
Qualunque ne sia l'origine, la festa ha da sempre più o meno lo stesso svolgimento: il primo giorno, i bambini girano per la frazione Urbiano bussando alle porte delle case e gridando "Fòra
l'Ors". Identificati come "orsi" sono, in questo caso, le persone che rimanendo chiuse in casa durante l'inverno assomigliano a orsi in letargo. C'è da dire che alcune di loro si comportano come
tali e invece di festeggiare con i ragazzi e offrire loro doni rispondono con grida e invettive.
Il giorno successivo i cacciatori dovrebbero rifocillarsi prima di partire per la caccia: ecco dunque, sabato sera, un percorso enogastronomico per le vie di Urbiano. La domenica mattina si
svolge la funzione religiosa in cui viene distribuito il "pane della carità" benedetto durante la Santa Messa; al pomeriggio, la popolazione si raduna attorno alla stalla in cui l'orso, catturato
nella notte, è stato imprigionato, viene portato fuori incatenato e i bambini lo trascinano per il paese. Durante il percorso viene incitato ad urlare amplificando la voce con un imbuto e visto
che urlare, soprattutto con la frizzante aria di inizio Febbraio, fa irritare la gola, gli viene offerto del buon vino per mitigare il bruciore, bevuto dalla belva con l'aiuto dello stesso
imbuto. Alla fine del giro del paese, mitigato dalle percosse dei cacciatori ma soprattutto dal vino che gli è stato offerto, l'uomo-orso è pronto per il rituale ballo con la più bella ragazza
del paese. La vera identità della persona che veste le pelli dell'orso è segretissima, conosciuta solo dai cacciatori che la scelgono tra i compaesani e la aiutano a vestirsi.
La domenica della festa è bene augurarsi che il tempo non sia troppo clemente: un vecchio proverbio della zona infatti dice che se l'ouers fai secha soun ni, per caranto giouern a sort papì, cioè che se il giorno della festa fa bello, tanto che la tana dell'orso si asciughi, la stagione fredda durerà ancora 40 giorni.