La cava di gesso di Oulx

di Edoardo Tripodi

Vivere in montagna è sempre stato sinonimo di sacrifici e di duri lavori. Tra questi bisogna anche annoverare quelli connessi con lo sfruttamento del sottosuolo e cioè l’attività estrattiva. La Val di Susa non si può propriamente considerare una valle mineraria, tuttavia sono esistite, parecchi anni addietro, piccole cave che vanno dalla bassa valle, come quella serpentina sotto il monte Pirchiriano fino alla alta, come quella di marmo verde del Fréjus. Una disamina di questi sfruttamenti è stata fatta da Pierangelo Lomagno sulle pagine di Segusium.Ormai tali attività sono sostanzialmente dimenticate. La cava serpentina della Bassa Val di Susa è stata spostata nel 1967 in un altro sito a Caprie per non compromettere la base montana su cui poggia la Sagra di S. Michele.

 

Recentemente, è stata però riportata l’attenzione su un tipo di coltivazione presente nell’alta valle. Grazie alla realizzazione di un progetto di riqualificazione escursionistico – culturale è oggi possibile compiere una semplice passeggiata alla cava di gesso collocata sopra Oulx. L’area in questione è a quota 1600 – 1800 m sopra le frazioni di Savoulx e Signols. Andandola a visitare ne scaturisce una sì piacevole e semplice gita per gli amanti della montagna, ma anche una attrattiva per i cultori dei binari perduti, in particolare poi di quelli a scartamento ridotto. La zona delle coltivazioni è stata rivalorizzata e messa in sicurezza nel 2008 ad opera del Consorzio Forestale Alta Valle Susa con fondi del Comune. Vi si accede comodamente con il sentiero / mulattiera 539 che si distacca dalla Statale 335 all’altezza del Signols dal lato opposto della Casalpina Don Macario. Quindi, dopo circa 60 minuti, di tranquilla camminata si arriva al sito di archeologia mineraria.

 

Nel 1874 Giovanni Peron Cabus presentò istanza alla Provincia di Torino – Circondario di Susa e al Comune e Mandatario di Oulx per ricostruire sui terreni di Angelo Peron Cabus (detto Pon) una “pista da gesso”, cioè una pesta. La località scelta era alla regione Boma. La piccola fabbrica derivava con un piccolo canale l’acqua del torrente della Boma per azionare con un mulino a ruota la pesta. La pesta ed il mulino sarebbero stati, come da progetto presentato, protetti da una diga di riparo posta sul lato destro orografico del rio davanti al fabbricato. La coltivazione del gesso proseguì con proprietari diversi in momenti cronologici diversi fino al 1962, anno della chiusura. La presenza della cava nel territorio di Oulx è sempre stata discreta. Solo in poche guide turistiche degli anni ’30 se ne trova qualche cenno.

 

Per un’altra singolare curiosità se andiamo a guardare il foglio 54 Oulx (Igmi 1:25.000) del 1929 possiamo notare come l’area della cava venga a cadere proprio nella zona di confine con il successivo foglio Beaulard. Questa singolare collocazione fa sì che la cava sia identificabile sulla cartina con maggiore difficoltà od anzi tenda ad essere ignorata ad uno sguardo veloce della stessa. Fino agli inizi degli anni ’70 del secolo scorso se ne intuiva la presenza vedendo la protezione in legno sotto la teleferica che scavalcava la strada statale vicino alla curva della Beaume.

 

Nelle Alpi Occidentali la formazione triassica fu riconosciuta nel 1821 da Buckland e poi nel 1834 proprio per la presenza dei depositi di gesso. Consultando una delle cartine del testo di geologia di Federico Sacco nel 1913 si può individuare come l’area di Savoulx si sia formata esattamente nel triassico. Si tratta di una lingua che va dal Seguret fino al paese e che si insinua tra un’area cretacea (direzione Beaulard – Bardonecchia) ed una del paleozoico superiore (direzione Salbertrand)

Lo sfruttamento in quota era basato su piccole miniere per lo più orizzontali o in breve discesa servite da binarietti di servizio. Sono oggi ancora visibili i relitti di questo semplice sistema di rotaie a scartamento ridotto di 500 mm tutti convergenti dalle singole coltivazioni alle stazioni di partenza di due teleferiche poste su due quote diverse. Esaminando i binari rimasti possiamo notare come vi fossero posati quelli del tipo per terreni cedevoli.

 

I resti di un vagoncino a due assi a cassone ribaltabile, una benna, alcuni assali ed una minuscola piattaforma girevole manuale, binari vari e traverse metalliche, ci permettono di immaginare il passato ferroviario minerario della cava. Possiamo immaginarne anche il fervere della operosa attività. La quiete montana era sì interrotta da voci, colpi di piccozze, stridere di bordini sulle rotaie, ronzio di cavi delle teleferiche e così via, ma sicuramente tutto ciò non era un frastuono e non giungeva a valle.

 

La cava era dispiegata sul territorio con uno schema tradizionale, organizzata cioè con:

  • Diversi filoni di sfruttamento  a quota 1600- 1800 m s.l.m.
  • Sistema di discesa a valle con teleferiche.
  • Area di lavorazione.
  • Area di stoccaggio.
  • Sistema di inoltro del prodotto finale con ferrovia a scartamento ridotto Decauville fino alla stazione FS di Oulx a trazione animale. Il percorso verso i treni era in discesa e quindi favorevole all’uso di animali. Probabilmente non venivano inoltrati grossi carichi. Unendo le due cose ci si potevano risparmiare i costi di acquisto e manutenzione di un piccolo locomotore a benzina o diesel.

Sappiamo che il gesso veniva spedito per ferrovia in sacchi, ma non sappiamo esattamente chi ne fossero i clienti,nemmeno quelli principali. Peraltro gli impieghi del gesso sono i più vari ed alcuni risalgono all’antichità. Il solfato di calcio diidrato (CaSo4-2H20) serve principalmente per applicazioni industriali (carta, plastica), edili, mediche,farmaceutiche (eccipienti), agricole (correttivo del terreno), alimentari (birra) e artistiche. La presenza però,nel progetto della pesta, di un forno consente di capire che la produzione era orientata a sfornare gesso edile. Infatti la sua cottura modifica la formula chimica in solfato di calcio emiidrato che corrisponde al gesso per costruzioni, stampi e stucchi.

 

Quasi nulli sono i dati sulle maestranze, che sicuramente erano quasi integralmente locali. Da altre esperienze simili si può mutuare il fatto che i minatori svolgessero, almeno fino alla guerra, anche altri lavori montani per arrotondare il magro salario. Dall’esame dei resti dell’ impianto si può dedurre che i minatori lavorassero all’ impianto tutto l’anno e che quindi salissero a piedi alla cava giornalmente. Il pernotto in sede appare come una evenienza rara probabilmente collegabile solo a importanti nevicate che rendessero inagibile il sentiero.

 

Non resta dunque che affrontare questa semplice passeggiata ma la cui méta mantiene viva la memoria archeologico industriale alpina di una attività di Oulx misconosciuta a più fin dal suo periodo di florida attività. Non so perché, ma la cava così ben nascosta in un anfratto tra la vegetazione e raggiungibile dopo una camminata quasi integralmente in mezzo ai larici stimola la memoria a rinverdire i ricordi infantili che hanno ben radicate le immagini di Walt – Disney dei sette nani minatori.